ICC World Peace Forum – Bergamo 2026

Erik Lucini
Traduzione di Giuseppe Mosci
Fotografia di Güneş Ertaş

Dal 28 al 31 maggio 2026, si è svolto in Italia, tra Bergamo, Como, Lecco e Milano, l'International Rotary ICC Forum. Promosso nell'ambito dei Rotary Inter-Country Committees, il Forum è culminato sabato 30 maggio nell'ICC World Peace Forum.

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L'incontro ha riunito Rotariani di molti Paesi, confermando la più profonda vocazione degli ICC: essere luoghi di dialogo, strumenti di amicizia internazionale, discreti però notevolmente solidi ponti tra culture, comunità e popoli. In un tempo in cui la parola “pace” rischia spesso di essere consumata dalla retorica o indebolita da una crescente familiarità con la guerra, il Forum di Bergamo ha avuto il merito di restituirle densità, responsabilità e concretezza.

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The event represented a moment of particular significance in the life of the ICCs: the conclusion of the mandate of Nathalie Huyghebaert, ICC Executive Council President for the 2024-2026 biennium; the passing of the baton to Annemarie Mostert, elected President for the 2026-2028 biennium; the election of the President for the 2028-2030 biennium; and a programme combining the General Assembly, the ICC World Peace Forum, cultural visits and moments of fellowship.

Benvenuti a Bergamo

Il Forum è iniziato giovedì 28 maggio, a Bergamo, presso Life Source, sede dei lavori e luogo di accoglienza dei partecipanti. L'iscrizione e la cena di benvenuto hanno rappresentato il primo gesto concreto del raduno: non una mera formalità organizzativa, ma l'inizio di una comunità temporanea, unita da diversi paesi attorno alla stessa idea di servizio.

Fin dalla prima sera è emerso il vero spirito degli ICC: la capacità di trasformare la distanza in vicinanza, la differenza in ricchezza e la reciproca conoscenza in premessa di cooperazione. Ogni grande progetto di pace inizia così: non con solenni formule, ma con la pazienza dell'incontro, con la fiducia faticosamente costruita e con la disponibilità all'ascolto prima di ogni parola.

L'Assemblea Generale e la continuità della leadership della CPI

Venerdì 29 maggio è stata dedicata all'Assemblea Generale del Consiglio Direttivo delle ICC, momento centrale nella vita istituzionale dei Comitati Interpaesi. In tale ambito, si è compiuto un passo significativo nella continuità della leadership internazionale delle ICC.

Nathalie Huyghebaert, ICC Executive Council President 2024-2026, brought her mandate to a close, leaving the mark of a leadership lived in the spirit of Rotary friendship, participation and international responsibility. Her leadership forcefully recalled the meaning of the ICCs as a living, non-bureaucratic network, capable of bringing people together before structures, and communities before acronyms.

The handover to Annemarie Mostert, President for the 2026-2028 biennium, was one of the most important moments of the entire Forum. The new phase opening under her leadership stands in a line of continuity and renewal: continuity in the founding values of the ICCs; renewal in the need to respond to an increasingly fragmented world, in which international dialogue requires clarity, courage and vision.

Particularly significant was the election of Alessandro Pastorini as ICC Executive Council President for the 2028-2030 biennium. Already National ICC Coordinator for Italy, Malta and San Marino, Pastorini has in recent years been a point of reference for the development and consolidation of the ICC network. His election took on a value that goes beyond the personal dimension: it is the recognition of patient work, of credibility built over time, and of an ability to weave international relations in the finest Rotary spirit.

La giornata si è poi aperta alla bellezza del territorio, con la visita a Como e la cena al Castello di Casiglio. Anche questi momenti hanno avuto una piena valenza rotariana: non mere pause nel programma istituzionale, ma occasioni per rinsaldare i rapporti, approfondire la conoscenza reciproca, trasformare il dialogo formale in amicizia e l'amicizia in futura cooperazione.

Il Forum Mondiale per la Pace ICC: la pace come responsabilità condivisa

Il cuore dell'International Rotary ICC Forum è stato l'ICC World Peace Forum tenutosi sabato 30 maggio, dedicato al tema della pace. La giornata ha riunito Rotariani e ospiti internazionali attorno a un tema che appartiene alle radici stesse dell'esperienza Rotariana: la costruzione della pace attraverso la comprensione, l'ascolto, la mediazione, la cultura e la cooperazione tra i popoli.

La mattinata si è aperta con la semplice solennità dei simboli: la campana, gli inni e la consegna delle bandiere. È stato un inizio di forte valore evocativo: bandiere, lingue e identità nazionali non come motivi di separazione, ma come segni di una pluralità chiamata a riconoscersi all'interno di un orizzonte comune.

Richard Knowlton ha guidato con equilibrio e autorevolezza i vari momenti della mattinata, dando continuità a un programma particolarmente ricco in cui si sono intrecciate voci rotariane, istituzionali, filosofiche, giornalistiche, spirituali e diplomatiche.

I saluti iniziali hanno dato un'ampia cornice alla giornata. Stefano Artese, Governatore del Distretto 2042, ha dato il benvenuto ai partecipanti ricordando il valore degli ICC come forma concreta di diplomazia rotariana: non una diplomazia delle cancellerie, ma una diplomazia delle coscienze, dei legami, della fiducia costruita nel tempo. La Sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, ha portato i saluti della città ospitante, sottolineando il valore di Bergamo come comunità aperta al dialogo, alla responsabilità civica e alla costruzione quotidiana della convivenza. Il suo intervento ha ricordato che la pace non appartiene solo alle grandi relazioni internazionali, ma prende forma anche nella vita delle città, nella cura dei legami sociali, nell'attenzione alle persone e nella capacità delle istituzioni di promuovere inclusione e fiducia.

Il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, ha offerto una riflessione di profondo valore spirituale, ricordando la pace come un compito morale prima che politico. Le sue parole hanno invitato i presenti a non arrendersi alla logica del conflitto e a custodire la speranza come una responsabilità attiva. Da questa prospettiva, la pace nasce dalla fraternità concreta, dalla capacità di ascolto, dal perdono e dal riconoscere nell'altro non una minaccia, ma una presenza da accogliere.

L'intervento di Alessandro Pastorini, Coordinatore Nazionale ICC per Italia, Malta e San Marino, ha riportato l'attenzione sulla natura profonda dei Comitati Interpaese: una rete in grado di unire club, distretti e comunità oltre i confini nazionali. Pastorini ha interpretato gli ICC come un laboratorio di relazioni internazionali in cui l'amicizia non è mai fine a se stessa, ma diventa premessa di servizio, cooperazione e mutua comprensione.

Nathalie Huyghebaert, speaking as ICC Executive Council President 2024-2026, gave the day the breadth of international continuity. Her reflection recalled the meaning of a mandate brought to completion, but also the strength of a journey that does not end. The ICCs live through the passing of batons, shared responsibilities, and leaderships that are not exhausted in the exercise of an office, but leave traces, orientations and examples.

Tra le prime voci tematiche della mattinata, Monica Napoli, giornalista e corrispondente di Sky TG24, ha portato la prospettiva del giornalismo da luoghi di crisi e di frontiera. Il suo intervento, dedicato al Mediterraneo e ai “confini dell’Europa”, ha ricordato che la pace non può essere intesa unicamente attraverso le categorie della geopolitica. Essa passa attraverso i volti, i corpi, le famiglie, i viaggi, le paure e le speranze di chi abita le soglie più fragili del nostro tempo. Raccontare la guerra, le migrazioni e le fratture del mondo significa impedire che la sofferenza diventi un numero, la tragedia diventi un’abitudine e l’indifferenza diventi una seconda forma di violenza.

Il panel “Rotaract/Rotary/ICCs – Insieme per la pace”, moderato da Emil Moawad via Zoom, ha aperto una prospettiva intergenerazionale particolarmente significativa. Con Ezgi Batu, Laura Sasse ed Elise Nassim, il Forum ha dato spazio alla voce delle giovani leader, del Rotaract e di una nuova generazione chiamata non solo a ereditare il Rotary, ma a rinnovarlo. Il loro contributo ha dimostrato che la pace non può essere affidata solo alla memoria di chi ha già percorso una lunga strada: ha bisogno dell’energia, della libertà e dell’intelligenza morale dei giovani. In questo dialogo tra Rotary, Rotaract e ICC, è diventata visibile una delle sfide decisive del futuro: fare della pace un linguaggio condiviso attraverso le generazioni.

La lezione della professoressa Donatella Di Cesare, dal titolo “La responsabilità della pace. Un impegno comune”, è stata uno dei momenti culturali più alti della giornata. La filosofa ha tolto la pace dalla vaghezza dei buoni propositi e l’ha restituita alla sua dimensione più esigente: quella della responsabilità. La pace non è mera assenza della guerra, né un semplice equilibrio tra forze contrapposte; è un impegno etico, politico e umano. È la capacità di non abituarsi alla violenza, di non considerare la guerra come un destino ineluttabile e di preservare il mondo quando il mondo sembra preferire il frastuono delle armi. Il suo intervento ha posto al centro il dovere di riconoscere l’altro: perché la pace incomincia quando l’altro cessa di essere una minaccia e torna ad essere un volto, una storia, una dignità.

Dopo la pausa ha sviluppato il tema “La mediazione inizia da noi”, il professor Giorgio Del Zanna, della Comunità di Sant’Egidio. La sua riflessione ha portato al Forum l’esperienza di una comunità che da decenni opera nei processi di dialogo, riconciliazione e mediazione internazionale. Il messaggio è stato potente: la mediazione non è solo una tecnica diplomatica, ma un atteggiamento interiore. Inizia dal modo in cui ascoltiamo, dalle parole che scegliamo, dai conflitti quotidiani che decidiamo di non alimentare e dalla volontà di creare spazi dove sembrano esistere solo muri. La pace, prima di diventare un trattato, deve diventare uno stile.

La sessione “Pace in un mondo frammentato. Il ruolo strategico della diplomazia civile e delle reti globali”, introdotta dal Direttore Generale, Michel Davoudian, ha ulteriormente ampliato l’orizzonte della riflessione. Con Mazin Qumsiyeh, Shab Elawar, Elise Nassim Peace Fellow e l’Ambasciatore Daniele Verga, il Forum ha affrontato il tema della diplomazia civile e delle reti globali in un mondo segnato da profonde fratture. La pace, in quest’ottica, non può essere affidata solo agli Stati o alle negoziazioni ufficiali. Ha bisogno di società civili vigili, università, comunità locali, reti associative, organizzazioni internazionali e leader capaci di generare fiducia. Gli ICC si sono dimostrati ancora una volta una preziosa forma di questa diplomazia civile: meno visibile forse di quella istituzionale, ma spesso più capace di preparare il terreno all’incontro.

La parte conclusiva della mattinata ha avuto un forte valore simbolico. Con la cerimonia del Premio Pace ICC, condotta da Giuseppe Mosci, Segretario Generale ICC, assieme a PDG Annemarie Mouchet e Nathalie Huyghebaert, il Forum ha riconosciuto il valore di persone e percorsi capaci di dare corpo concreto agli ideali di pace. Il premio non è stato un mero momento celebrativo, ma un richiamo alla responsabilità dell'esempio: la pace va narrata, ma anche riconosciuta ovunque qualcuno la pratichi con coerenza.

Michel Davoudian ha poi guidato gli ICC Special Awards, un ulteriore segno di gratitudine verso coloro che hanno contribuito alla crescita e alla vitalità degli Inter-Country Committees. In una comunità internazionale come gli ICC, il riconoscimento ha anche una funzione che va oltre la cerimonia: preserva la memoria, rende visibile il servizio e rafforza il senso di appartenenza.

Nathalie Huyghebaert’s concluding intervention, with the ICC Executive Council Team and the Past Presidents present called to the podium, offered the room an image of shared continuity. In that setting, the leadership called to guide the future of the ICCs was presented, with the recognition of the President elect for the 2028-2030 biennium.

Finally, Annemarie Mostert, ICC Executive Council President 2026-2028, outlined the objectives of her mandate. Her address turned the gaze towards the future, indicating the need to strengthen the network of Inter-Country Committees, promote ever wider participation, value young people, support collaboration among districts, and make the ICCs increasingly effective instruments of concrete peace. Her vision gave the conclusion of the morning the sense of a new beginning.

Le fotografie di gruppo hanno sigillato questo momento: non una mera immagine rituale, ma il volto visibile di una comunità internazionale riunita attorno a una responsabilità condivisa.

Bergamo e la cena di gala a Lecco

Dopo pranzo, il programma è proseguito con la visita di Bergamo. Camminare per Bergamo dopo una mattinata dedicata alla pace ha significato entrare in dialogo con una città stratificata, fatta di mura, pietre, piazze e memorie. Ogni luogo visitato ha ricordato che la storia europea è al contempo bellezza e conflitto, eredità e responsabilità, ferita e rinascita.

La serata, con la cena di gala al ristorante “Griso” di Lecco, ha concluso la giornata centrale del Forum. Anche questo momento ha avuto un valore pienamente ICC: la fellowship come spazio in cui le relazioni si consolidano, le parole diventano amicizia e l'amicizia si trasforma in cooperazione.

Nel Rotary, la fellowship non è mai un ornamento. È parte della sua grammatica morale. È il luogo dove persone di paesi diversi imparano a riconoscersi, ad avere fiducia l'una nell'altra e a immaginare insieme possibili progetti. Dopo una giornata dedicata alla pace, riunirsi a tavola significava dare forma concreta a quanto era stato pensato e detto durante il Forum.

Milano e la conclusione dell'itinerario

Domenica 31 maggio il programma si è concluso con la visita a Milano, ultima tappa dell’itinerario italiano. Dopo Bergamo, Como e Lecco, Milano ha offerto ai partecipanti l’immagine di una città europea, dinamica e internazionale, in cui storia, arte, economia e innovazione convivono in modo originale.

La visita ha completato un percorso in grado di fare dialogare luoghi differenti e complementari tra loro: Bergamo come sede dell'accoglienza e del Forum, Como quale scenario di bellezza e di dialogo, Lecco come cornice della serata di gala, e Milano come apertura finale verso una dimensione metropolitana e globale.

Valutazione conclusiva

Il Forum Internazionale Rotary ICC di Bergamo 2026 ha rappresentato un momento di grande significato per la comunità ICC internazionale. La conclusione del mandato di Nathalie Huyghebaert, il passaggio di consegne ad Annemarie Mostert, l’elezione di Alessandro Pastorini per il biennio 2028-2030, la partecipazione di relatori di alto profilo e la ricchezza del programma culturale hanno conferito all’evento un valore istituzionale e umano di particolare intensità.

Il Forum ha dimostrato che i CCI non sono semplicemente organi di collegamento tra paesi. Sono luoghi vivi di diplomazia rotariana. Luoghi in cui la pace viene pensata, narrata, discussa e preparata. Luoghi in cui l'amicizia internazionale diventa metodo, l'ascolto diventa servizio e le relazioni diventano una possibilità per il futuro.

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In un mondo frammentato, segnato da paure, confini, conflitti e nuove forme di solitudine, il messaggio giunto da Bergamo è stato chiaro: la pace non nasce dalla ingenuità, ma dalla responsabilità; non nasce dall'assenza di differenze, ma dalla capacità di abitarle; non nasce da solenni dichiarazioni, ma da comunità che scelgono di incontrarsi, conoscersi e agire insieme.

Questa è forse la più alta eredità del Forum: averci ricordato che il Rotary, attraverso le ICC, può essere ancora una scuola di dialogo, un tessuto di fiducia e un laboratorio di umanesimo internazionale.

Tutte le foto e i video sono disponibili qui: https://www.dropbox.com/scl/fo/ipdtjupxvejizn41dujb1/AFN0_1xtWsw3VET4vrR-ENc

Testo di Giuseppe Mosci
Fotografia di Güneş Ertaş